domenica 21 aprile 2013

Il Credo nei mosaici di Monreale




Tutti conoscono lo splendore dei mosaici di Monreale, c'è chi li ha visti e chi spera prima o poi di avere l'occasione di visitarli. Nei mosaici sono rappresentate scene del Vecchio e Nuovo Testamento che  ricoprono per circa 6300 mq le pareti del Duomo di Monreale. Una vera e propria catechesi illustrata così come indicato nei principi espressi nel Concilio II di Nicea (787), dove si indica l'arte finalizzata a supportare la catechesi con immagini e simboli. 
Nel catino dell'abside maggiore domina Cristo benedicente o "Cristo Pantocrator" la cui maestosa figura è alta circa dodici di metri. Immediatamente sotto è raffigurata la Vergine in trono con il Bambino che è circondata a sinistra dagli Arcangeli Michele e Gabriele e dai Santi Pietro, Giacomo, Luca, Bartolomeo, Filippo, Giovanni, mentre a destra troviamo Paolo, Andrea, Marco, Tommaso, Simone, Matteo. Sempre a sinistra Clemente, Pietro d'Alessandria, Stefano, Biagio, Antonio, Agata, Martino, e a destra Silvestro, Tommaso di Canterbury, Lorenzo, Ilario, Benedetto, Maria Maddalena, Nicola. In alto, sulla penultima arcata si trova l'Annunciazione.
Nel presbiterio e nel transetto sono raffigurati episodi della vita di Cristo che vanno dall'infanzia alla maturità, mentre nelle navate laterali alcuni dei miracoli compiuti da Gesù. Nelle due absidi minori troviamo le figure di due grandi apostoli: a destra San Pietro e a sinistra San Paolo, con scene concernenti la loro vita.

Ebbene, Tv2000 ci offre una stupenda occasione che ci permetterà di immergerci completamente in quel "fil rouge" che lega le tessere dei mosaici. 
Stamane alle 8,30 è andato in onda il programma "Il Credo nei mosaici di Monreale", che verrà replicato oggi pomeriggio alle ore 15,30, quindi non mancate al primo apppuntamento.
E' un programma in dodici puntate di Sandro Magister e padre Innocenzo Gargano, monaco camaldolese. Ogni puntata durerà circa mezz'ora, la trama è il "Credo", l'abc della fede cristiana, con le forme, i colori, la luce di quel capolavoro unico al mondo che sono i mosaici di Monreale. 
La storica dell'arte Sara Magister ne illustrerà la "lettera" mentre padre Innocenzo ne svelerà lo "spirito", accompagnandoci all'interno stesso del duomo. Un'avventura senza eguali, dai primordi della creazione, all'avvento di Gesù, alla celeste Gerusalemme.

martedì 18 dicembre 2012

Mistero e stupore

“La vergine è pallida e guarda il bambino. Ciò che bisognerebbe dipingere sul suo volto è uno stupore ansioso che è comparso una volta soltanto su un viso umano. Perché il Cristo è suo figlio, carne della sua carne e sangue delle sue viscere.
L’ha portato in grembo per nove mesi, gli offrì il seno, e il suo latte diventerà sangue di Dio.
Qualche volta la tentazione è così forte da farle dimenticare che è Dio. Lo stringe tra le braccia e dice: “bambino mio”.
Ma altri momenti rimane interdetta e pensa: “lì c’è Dio”.
E viene presa da un religioso orrore per quel Dio muto, per quel bambino che incute timore. Tutte le madri in qualche momento si sono arrestate così di fronte a quel frammento ribelle della loro carne che è il loro bambino, sentendosi in esilio davanti a quella vita nuova che è stata fatta con la loro vita e che è abitata da pensieri estranei.
Ma nessun bambino è stato strappato più crudelmente e più rapidamente di questo da sua madre, perché è Dio e supera in tutti i modi ciò che essa può immaginare....
Ma penso che ci siano anche altri momenti, fuggevoli e veloci, in cui essa avverte nello stesso tempo che il Cristo è suo figlio, il suo bambino, ed è Dio. Lo guarda e pensa: “Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è mia carne. È fatto di me, ha i miei occhi, la forma della sua bocca è la forma della mia, mi assomiglia. È Dio che mi assomiglia”.
Nessuna donna ha mai potuto avere in questo modo il suo Dio per sé sola, un Dio bambino che si può prendere tra le braccia e coprire di baci, un Dio caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e che ride.
È uno di questi momenti che dipingerei, se fossi pittore, Maria.

Sapete chi ha scritto queste bellissime righe sulla Vergine Maria?

Non lo immaginereste mai, si tratta del padre dell'esistenzialismo, il filosofo francese che sposò, come molti suoi contemporanei, la rivoluzione marxista,  fondando anche un nuovo partito politico, il Rassemblement Démocratique Révolutionnaire: Jean Paul Sartre. 

Lui, che non era cristiano e scriveva frasi come queste: "La società rispettabile credeva in Dio per evitare di doverne parlare";  "Quando Dio tace, gli si può far dire quello che si vuole"; ha saputo cogliere tutto il Mistero che c'è nello sguardo di Maria su Gesù.

  

giovedì 13 dicembre 2012

Canzone alla Vergine

di Francesco Petrarca

Vergine bella, che di sol vestita,
coronata di stelle, al sommo Sole
piacesti sì, che 'n te Sua luce ascose,
amor mi spinge a dir di te parole:
ma non so 'ncominciar senza tu' aita,
et di Colui ch'amando in te si pose.
Invoco lei che ben sempre rispose,
chi la chiamò con fede:
Vergine, s'a mercede
miseria extrema de l'humane cose
già mai ti volse, al mio prego t'inchina,
soccorri a la mia guerra,
bench'i' sia terra, et tu del ciel regina.

Vergine saggia, et del bel numero una
de le beate vergini prudenti,
anzi la prima, et con piú chiara lampa;
o saldo scudo de l'afflicte genti
contra colpi di Morte et di Fortuna,
sotto 'l qual si trïumpha, non pur scampa;
o refrigerio al cieco ardor ch'avampa
qui fra i mortali sciocchi:
Vergine, que' belli occhi
che vider tristi la spietata stampa
ne' dolci membri del tuo caro figlio,
volgi al mio dubbio stato,
che sconsigliato a te vèn per consiglio.

Vergine pura, d'ogni parte intera,
del tuo parto gentil figliola et madre,
ch'allumi questa vita, et l'altra adorni,
per te il tuo figlio, et quel del sommo Padre,
o fenestra del ciel lucente altera,
venne a salvarne in su li extremi giorni;
et fra tutt'i terreni altri soggiorni
sola tu fosti electa,
Vergine benedetta,
che 'l pianto d'Eva in allegrezza torni.
Fammi, ché puoi, de la Sua gratia degno,
senza fine o beata,
già coronata nel superno regno.

Vergine santa d'ogni gratia piena,
che per vera et altissima humiltate
salisti al ciel onde miei preghi ascolti,
tu partoristi il fonte di pietate,
et di giustitia il sol, che rasserena
il secol pien d'errori oscuri et folti;
tre dolci et cari nomi ài in te raccolti,
madre, figliuola et sposa:
Vergina glorïosa,
donna del Re che nostri lacci à sciolti
et fatto 'l mondo libero et felice,
ne le cui sante piaghe
prego ch'appaghe il cor, vera beatrice.

Vergine sola al mondo senza exempio,
che 'l ciel di tue bellezze innamorasti,
cui né prima fu simil né seconda,
santi penseri, atti pietosi et casti
al vero Dio sacrato et vivo tempio
fecero in tua verginità feconda.
Per te pò la mia vita esser ioconda,
s'a' tuoi preghi, o Maria,
Vergine dolce et pia,
ove 'l fallo abondò, la gratia abonda.
Con le ginocchia de la mente inchine,
prego che sia mia scorta,
et la mia torta via drizzi a buon fine.

Vergine chiara et stabile in eterno,
di questo tempestoso mare stella,
d'ogni fedel nocchier fidata guida,
pon' mente in che terribile procella
i' mi ritrovo sol, senza governo,
et ò già da vicin l'ultime strida.
Ma pur in te l'anima mia si fida,
peccatrice, i' no 'l nego,
Vergine; ma ti prego
che 'l tuo nemico del mio mal non rida:
ricorditi che fece il peccar nostro,
prender Dio per scamparne,
humana carne al tuo virginal chiostro.

Vergine, quante lagrime ò già sparte,
quante lusinghe et quanti preghi indarno,
pur per mia pena et per mio grave danno!
Da poi ch'i' nacqui in su la riva d'Arno,
cercando or questa et or quel'altra parte,
non è stata mia vita altro ch'affanno.
Mortal bellezza, atti et parole m'ànno
tutta ingombrata l'alma.

Vergine sacra et alma,
non tardar, ch'i' son forse a l'ultimo anno.
I dí miei piú correnti che saetta
fra miserie et peccati
sonsen' andati, et sol Morte n'aspetta.

Vergine, tale è terra, et posto à in doglia
lo mio cor, che vivendo in pianto il tenne
et de mille miei mali un non sapea:
et per saperlo, pur quel che n'avenne
fôra avenuto, ch'ogni altra sua voglia
era a me morte, et a lei fama rea.
Or tu donna del ciel, tu nostra dea
(se dir lice, e convensi),
Vergine d'alti sensi,
tu vedi il tutto; e quel che non potea
far altri, è nulla a la tua gran vertute,
por fine al mio dolore;
ch'a te honore, et a me fia salute.

Vergine, in cui ò tutta mia speranza
che possi et vogli al gran bisogno aitarme,
non mi lasciare in su l'extremo passo.
Non guardar me, ma Chi degnò crearme;
no 'l mio valor, ma l'alta Sua sembianza,
ch'è in me, ti mova a curar d'uom sí basso.
Medusa et l'error mio m'àn fatto un sasso
d'umor vano stillante:
Vergine, tu di sante
lagrime et pïe adempi 'l meo cor lasso,
ch'almen l'ultimo pianto sia devoto,
senza terrestro limo,
come fu 'l primo non d'insania vòto.

Vergine humana, et nemica d'orgoglio,
del comune principio amor t'induca:
miserere d'un cor contrito humile.
Che se poca mortal terra caduca
amar con sí mirabil fede soglio,
che devrò far di te, cosa gentile?
Se dal mio stato assai misero et vile
per le tue man' resurgo,
Vergine, i' sacro et purgo
al tuo nome et penseri e 'ngegno et stile,
la lingua e 'l cor, le lagrime e i sospiri.
Scorgimi al miglior guado,
et prendi in grado i cangiati desiri.

Il dí s'appressa, et non pòte esser lunge,
sí corre il tempo et vola,
Vergine unica et sola,
e 'l cor or coscïentia or morte punge.
Raccomandami al tuo figliuol, verace
homo et verace Dio,
ch'accolga 'l mïo spirto ultimo in pace.