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venerdì 17 aprile 2015

Le tre icone con la Vergine proseguono

Per facilitarmi il lavoro in questo periodo, ho deciso di allestire un angolo della cucina per l'iconografia, così perdo meno tempo e non devo riordinare e metter via ogni volta tutto il materiale occorrente. Non è il massimo lo so bene, ma devo dire che avere il lavoro davanti ogni giorno mi permette di sfruttare anche solo mezz'ora di tempo.
Angolo di lavoro
Pasqua è arrivata e il lavoro non era completato, tanto per cambiare ho avuto ben 10 giorni con la salute a terra, così insieme ad Aurora decidiamo che darà il regalo agli sposi dopo il viaggio di nozze. La decisione mi rassicura perché, salute a parte, non amo in alcun modo fare i lavori in fretta, mi sembra di farli meno bene, l'iconografia non è un lavoro che puoi fare velocemente, devi rispettare dei tempi di asciugatura perché altrimenti rischi di rovinare tutto.
Non so se anche per altri è così, ma a me piace lasciar sedimentare il lavoro, osservarlo per giorni prima di decidere come proseguire. Probabilmente, anzi sicuramente,  questo mio modo di lavorare è legato ad una non abitudine a lavorare da sola, ma sempre all'interno di corsi, quindi supportata dai suggerimenti dei maestri nelle decisioni da prendere.

Le tre Vergini di Vladimir
La Vergine di Vladimir è dunque in tutto e per tutto il mio personale trampolino di prova per il laboratorio d'iconografia, già con queste tavolette mi rendo conto di aver acquisito molta più sicurezza anche nello sperimentare, tanto so che non è un problema se sbaglio qualcosa, perché posso sempre grattare quel particolare o quella parte e ricominciare da capo. Mi ricordo la veste della Vergine Eleousa in piedi di San Salvatore in Chora, l'ho grattata 5 o 6 volte, non riuscivo ad ottenere il colore che volevo, e alla fine il risultato è stato più che soddisfacente.
Personalmente mi hanno fatto crescere quei maestri che mi han corretto pur permettendomi di sbagliare e sperimentare personalmente le varie scelte. Anche un suggerimento di procedura diversa dopo che hai terminato, ti lascia libera se grattare e ripartire seguendo le indicazioni, o lasciare ciò che hai fatto anche se non soddisfacente.
Mi dicono che non è utile raccontare i problemi, specialmente se si vuole avviare un laboratorio d'iconografia, ma io sono del parere che se qualcuno vuole approcciarsi all'iconografia, non debba conoscere solo il bel risultato ottenuto, ma anche la fatica e le prove per arrivarci, il risultato non ha bisogno di commenti è lì da vedere.
L'iconografia è per me un cammino in tutti i sensi, principalmente nella conversione del mio cuore, e per questo trovo naturale iniziare con l'umiltà di ammettere errori e fatiche, dicendo pane al pane e vino al vino, anche perché se tu glielo domandi, c'è il Signore che ci mette sempre lo zampino nel guidare la tua mano. 

domenica 22 marzo 2015

Scelte e opportunità per tre piccole icone in progress insieme

Il freddo febbraio è terminato, gli impegni non sono così pressanti e io riesco a dedicarmi un po' all'iconografia, la tavola dell'adorazione dei magi la porterò avanti al corso, ma vorrei cimentarmi con altre piccole icone.
Come al solito parto alla grande molto volenterosa e alla fine esagero un po', perché non mi accontento di avviare una sola icona, ma dato che ho a disposizione diverse tavole di dimensioni ridotte, decido di fare lo stesso soggetto su più tavole, mi ha entusiasmato l'ultima icona che ho fatto così la scelta cade sui bellissimi volti della Vergine di Vladimir.

Ne avvio tre con la stessa grafia, l'idea è di farle man mano, invece ci provo gusto, e mi accorgo che è molto meglio portarle avanti insieme. La stessa grafia migliora di tavola in tavola, così mi propongo di sperimentare su ognuna colori o dorature diverse.
Nel frattempo Aurora la figlia di una mia cara amica mi chiede una piccola icona da donare ad un'amica che si sposa il lunedì dell'Angelo. Le propongo una delle piccole tavole della Vergine di Vladimir che ho già avviato, lei dopo qualche giorno accetta e io spero di fare in tempo a preparare l'icona per il matrimonio, dato che so bene di non essere un campione di velocità, anzi, se poi ci si mette anche la salute, apriti cielo. 
Non racconto qui i vari passaggi perché li ho già scritti nell'icona precedente, ma mi interessa condividere con voi alcune scelte procedurali fatte.
  
Doratura per la tavola di Aurora.

Ma ecco che capisco da subito che se da una parte è meglio farle insieme, d'altro canto dorare tre tavole contemporaneamente anche se di misura ridotta, richiede comunque una disponibilità di tempo continuativa non indifferente. Mentre dai il bolo è comodissimo, perché intanto che attendi che la prima asciughi, dai una mano di bolo su un'altra tavola e così a ciclo continuo fino alle 6 o sette passate canoniche per ogni tavola. Il problema è quando devi dorare, se inizi il lavoro devi portarlo a termine in tempi adeguati senza attendere molto. Difatti mi è già capitato di aver lasciato la tavola con il bolo ferma qualche giorno non potendo dorare subito e il bolo si è troppo essiccato, così da rendere difficoltosa e piena di difetti la doratura. Non volevo che accadesse questa volta e erano quasi le 2 di notte quando ho terminato, poi mi sono infilata sotto le coperte soddisfatta e felice.

Ecco le tre tavole dorate.
Portare avanti le tre tavole insieme mi aiuta a far meglio quella che dovrò dare ad Aurora, perché utilizzo le prime due un po' come tavolette preparatorie, anche se faccio il lavoro nel miglior modo possibile su tutte, per quel che sono in grado di fare senza aver a fianco un maestro con i suoi preziosi consigli.
Mi accorgo che proseguire così mi richiede più tempo del previsto e nel frattempo il periodo senza impegni è finito perché già da una settimana e fino alla fine di aprile, 2 e a volte anche 3 giorni alla settimana sono impegnata con i miei soliti controlli, e quando sono a casa non ho certo solo le icone da fare, è vero che ho un marito che si accontenta, ma non si sa mai.
Non so se la decisione di proseguire con le tre tavole insieme, è giusta, per la riuscita del lavoro senz'altro, per il tempo che impiego forse no, e magari è opportuno che mi dedichi solo a quella per Aurora. Vedrò man mano il da farsi cammin facendo, di una cosa son certa: se attendo di avere tutto il tempo che voglio per lavorare, non inizierò mai nulla. Quindi val la pena che sfrutti anche il poco di cui dispongo.

sabato 1 febbraio 2014

La Vladirmiskaija



Vergine di Vladimir
Madre di Dio di Vladimir

 

IL SUO PEREGRINARE

Fra le immagini venerate in Russia, l’icona della Madre di Dio di Vladimir annovera a sé un gran numero di fedeli, è un’icona miracolosa che è considerata un tesoro sacro della nazione, nei vari luoghi dove nel suo peregrinare si è fermata sono sorti dei santuari.
Ha lontane origini, proviene da Bisanzio, opera di un artista greco, forse il celebre Teofane, l’icona, secondo la chiesa Ortodossa, fu portata nel XII secolo da Costantinopoli nel regno di Kiev. Trovò collocazione definitiva nella città di Vladimir (da cui il nome di Vladimirskaija) nel 1164.
Nel 1395 l’icona giunse a Mosca, nella cattedrale della Dormizione al Cremlino dove rimase  fino alla rivoluzione del 1917, mentre a Vladimir rimase una copia dipinta dal Metropolita Pietro. Sul Suo peregrinare e sull’esistenza di una copia leggete l’interessante racconto su Cristusrex. Dal 1930 l’immagine è conservata a Mosca nella Galleria Tret’jakov.

LA TAVOLA E LE CELEBRAZIONI ORTODOSSE

L’icona ha un insolito ampio bordo, che delimita il perimetro esterno dell’Immagine, con due funzioni: quella di contenere i nomi dei vari patriarchi che si sono susseguiti alla guida della Chiesa russa ma anche  quella che hanno tutte le icone, cioè di delimitare la realtà esterna che è visibile con i nostri occhi, dalla realtà interna contenente l’Immagine l’Eidos, che non appartiene alla nostra realtà visibile. L’ampio bordo rappresenta quindi il lungo cammino verso la profonda comprensione del mistero teologico della relazione tra la sofferenza della Madre e la passione del Figlio, uniti nell’unico disegno del Padre nell’opera della redenzione. La sofferenza della passione è dunque intimamente legata alla verità dell’Incarnazione.
A sostegno di questa tesi, si consideri che l’Icona è dipinta anche sul retro dove è raffigurata una croce che si eleva su di un altare a porta l’iscrizione “IC XC- NIKA” (Gesù Cristo il vincitore) assieme all’immagine degli strumenti della passione: i chiodi, la corona di spine, la lancia, la canna con la spugna ed la grande croce sull'altare. La presenza di tutti questi elementi evidenzia che l’icona fu utilizzata come immagine processionale durante l’Ufficio della Passione.



IL CANONE DI RIFERIMENTO

L’Icona della Madre di Dio di Vladimir appartiene al modulo iconografico detto “Eleousa” che significa della tenerezza, per l’evidente dolcezza che traspare dal contatto delle guance tra la Madonna e Gesù, profondo segno di unità e di vicinanza. Chi contempla questa icona è anche colpito dal forte contrasto nelle espressioni dei loro volti: triste quello della Madre di Dio, pieno di gioia quello di Cristo. Singolari anche le pose: statica e ben ferma la postura di Gesù, dinamica ed in movimento quella della Madre di Dio. La prima, punto fermo di riferimento nell’universo, la seconda simboleggiante l’intero cammino della Chiesa di cui Maria è la Madre. “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.” (Lc 2,19).
Maria ha un mantello color porpora scurissimo, "il maphorion" che è bordato da fascia dorata sulla fronte e sulla spalla sinistra, reminiscenza delle vesti che indossavano le imperatrici bizantine. Su di esso sono visibili due delle tre stelle che solitamente troviamo nelle immagini della Madonna (una all’altezza del capo e una su ogni spalla) stelle, che indicano la triplice verginità di Maria, prima, durante e dopo il parto; simboleggiano anche la luce di Dio che illuminando la Vergine, fa nascere per noi il Salvatore.
Maria tiene Gesù con il braccio destro e con la mano sinistra quasi lo abbraccia mentre lo indica a noi.
I volti, come la tunica di Gesù, emanano una intensa luce, spesso abbacinante. Gesù indossa un abito ocra che irradia raggi di oro puro. Viene raffigurato con la corporatura di un dodicenne (ci si richiama all’episodio di Gesù dodicenne al tempio che viene ritrovato fra i dottori; Lc 2, 41-50) e con il volto da bambino. Questo per richiamare tutta la vicenda storica di Gesù, a partire dalla nascita e conclusa con la croce-risurrezione.

NEGLI SGUARDI SI LEGGE IL SIGNIFICATO TEOLOGICO

Il piccolo e il debole sostengono il grande e il forte, difatti il Bambino apparentemente fragile sostiene in realtà Maria e Maria, a sua volta fragile e apparentemente insignificante davanti alla malvagità dell’uomo, sostiene l’umanità intera con la sua preghiera. E’ Il Bambino Gesù che si dispone dolcemente a custodire l’umanità della Vergine ed attraverso di Lei l’intero genere umano. "Con la bocca di bimbi e di lattanti hai posto una difesa contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli" (Salmo 8,3).
L’icona propone quindi un definitivo rovesciamento di prospettiva: non è una madre che abbraccia il suo bambino e lo consola, ma piuttosto, un bambino che sostiene e consola una madre. Così come il Cristo sostiene e conforta la Chiesa in cammino.
  
Nella lingua russa, infatti, questo modello iconografico assume il nome di “Umilìene” cioè “colei per cui ci si intenerisce”, a differenza del corrispondete greco “Eleousa”: “colei che si intenerisce”
La Madre esprime la potestà di intenerire il Figlio: intercede presso di lui in favore dell’umanità. Evoca tenerezza compassionevole. Il riconoscimento del grande dono della grazia esclude il possesso: Maria accoglie il dono senza considerarsi padrona del Figlio Gesù.
Si osservi come Maria non guarda Gesù, ma da Lui è guardata. La Madonna rivolge il suo sguardo incredibilmente dolce e triste verso il credente che contempla l’icona, e attraverso di lui a tutta l’umanità. La Madonna si rattrista a causa dell’allontanamento degli uomini da Dio, causa unica dei loro fallimenti e delle sofferenze di cui il mondo è pieno. Si instaura così un intimo rapporto a tre, fra il fedele che contempla, Maria e Gesù, ne nasce così un profondo dialogo spirituale.

Leggete anche il post precednte
Festa di Maria Santissima Madre di Dio
e ovviamente anche i post in cui si vede l'icona in progress

Disegno e grafia della Vergine di Vladimir
Doratura e prime campiture della Vergine di Vladimir

 

lunedì 10 dicembre 2012

Vergine Eleousa

Vergine Eleousa
Vergine elousa

L'immagine scelta per il mio studio è una Madonna della tenerezza, o Vergine Eleousa: per i greci Eleousa=che prova tenerezza, per i russi Umilienie=che suscita tenerezza.
L'affresco si trova  nella Chiesa di San Salvatore in Chora, esattamente nell'abside (punto 3 piantina a fianco) della navata laterale dove è collocata la cappella funebre "il paraekklesion".

Maria sembra con le sue mani porgere in dono il figlio, non lo avvolge stretto stretto come ogni mamma fa, anche a lei è stato dato in dono. Come in tutte le icone mariane lo sguardo della Madonna non si rivolge al Bambino, i suoi occhi pensosi e tristi guardano lontano, questo perché Maria sa bene che non possiede il proprio figlio, ma lo accoglie come dono assoluto e lo dona a noi. In cuor suo sa il destino a cui è chiamato il figlio, così è scritto nel Vangelo "...Maria , da parte sua serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore", Lc 2, 19.

Il bambino Gesù è luminoso, la sua veste è candida, il manto giallo con riflessi oro.  Come in tutte le Madonne della tenerezza Gesù adagia la sua gota sulla guancia della mamma Maria, in un atteggiamento che sembra quasi  consolarla, con una mano l'abbraccia, mentre con l'altra mano regge il rotolo della Buona Novella.

Come potete immaginare il lavoro è lungo e siamo solo agli inizi, nei prossimi post inizierò a mostrare le tappe della realizzazione dell'icona.

venerdì 18 novembre 2011

La vergine della tenerezza

La Vergine della Tenerezza, indica una tipologia di icone mariane che è molto diffusa e venerata in tutto il mondo antico, ma anche in quello attuale è tra le Vergini più conosciute.
Questa tipologia di icone si identifica perché in essa, Madre e Figlio, sono mostrati in atteggiamento di affettuosa intimità, l'amore che li unisce è ben visibile nel contatto dei due volti, guancia a guancia, un particolare così intimo e affettuoso che permette a tutte le madri di riconoscersi in questo semplice gesto amorevole.
Come si può vedere nell'icona qui sotto, la tenerezza della Madonna si manifesta proprio nell’accostare la propria guancia al volto del Bambino Gesù. Lo sguardo di Maria dice tante cose, parla della sua dolcezza, della sua tenerezza, ma al tempo stesso è uno sguardo triste, pensieroso che prelude al destino del figlio. Maria è Madre di tutti che accoglie in se ogni sentimento umano e lo trasforma in preghiera.

Amo in modo particolare questa tipologia di icone, tant'è che prima di dedicarmi all'iconografia, avevo sempre a portata di mano delle piccole stampe su legno di un'icona della tenerezza (nella mia camera, in salotto, e anche al lavoro), icone che conservo ancora gelosamente.


Questa è la prima Vergine delle Tenerezza che ho realizzato, la Madre di Dio di Jaroslav.

Sono molto contenta di questa esperienza con un nuovo maestro, Antonio De Benedictis, è molto didattico nelle sue spiegazioni e rende semplice imparare un metodo, poi però il risultato è come al solito affidato all'invisibile mano del Signore che guida la mano dell'iconografo apprendista.

Madre di Dio di Jaroslav


La Vergine di Jaroslav mi ha subito affascinata per due cose, la tenera carezza di Gesù a Maria, quasi volesse lui stesso consolarla, e la veste bianca di Gesù, bellissima nel suo candore, da ancora maggior luce all'icona ed evidenzia ciò che ogni icona sottende, ovvero che la luce è Gesù Cristo.
L'icona deve ancora essere benedetta, così poi la mia cara nuora Annalisa, potrà salutarla ogni giorno prima d'iniziare la sua giornata.




Vedi anche:  Madre di Dio Jaroslavskaja